L'Impolitica su un piatto d'argento.

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5 mag 2009

Di Pietro è di sinistra?

di Vittorio Agnoletto
Nelle ultime settimane ho avuto modo di ascoltare non poche persone di sinistra intenzionate a votare IdV, e questa stessa intenzione è stata rappresentata più volte sulle pagine di questo giornale da diversi lettori.
Il 6/7 giugno si voterà per il Parlamento Europeo e Di Pietro ha annunciato che tutti gli eletti dell'IdV a Bruxelles faranno parte del gruppo “Liberali e Democratici”, il medesimo gruppo al quale è stato iscritto lo stesso Di Pietro quand'era europarlamentare. Per valutare se sia compatibile una rivendicata militanza a sinistra con il voto alle elezioni europee per l'IdV, penso che la cosa migliore sia analizzare il comportamento che il gruppo liberale ha tenuto verso le principali direttive nell'ultima legislatura.


Nel settore delle politiche sociali e lavorative il gruppo Liberale ha votato:
*a favore della Bolkestein, che costituisce una vera e propria istigazione al dumping sociale e alla concorrenza al ribasso tra lavoratori dentro l'UE;
*a favore della direttiva che avrebbe prolungato l'orario di lavoro fino a 65 ore alla settimana e in alcune occasioni fino a 78, direttiva che per ora, siamo riusciti a bocciare;
*a favore della risoluzione sul lavoro nero che punisce più le vittime che i carnefici. Ed infatti prevede per i datori di lavoro, che impiegano attraverso il lavoro nero immigrati senza permesso di soggiorno, solo sanzioni pecuniarie ed invece l'immediata espulsione degli stessi migranti (a meno che siano minori o che riescano a dimostrare di essere vittime della tratta). Un vero e proprio incentivo al lavoro nero degli immigrati: chi di loro farà più una denuncia ?
I Liberali hanno anche votato a favore della direttiva della “vergogna” che prevede: la possibilità di rinchiudere nei cpt/cie i migranti sprovvisti di permesso di soggiorno, ma senza che abbiano commesso alcun reato, anche per 18 (6 +12) mesi; il rimpatrio dei migranti in Paesi differenti dai loro: ad es. chi proviene dal Sudan potrebbe essere rimpatriato in Libia, nei cpt di Gheddaffi in mezzo al deserto; il rimpatrio dei minori non accompagnati purché abbiano nel loro Paese parenti anche di grado lontano....forse non è allora così difficile capire come mai 10 parlamentari dell'IdV si siano astenuti sul disegno di legge sulla sicurezza nel Parlamento italiano !
In politica estera, senza infierire, mi limito a ricordare il voto favorevole alla risoluzione sul potenziamento del ruolo della NATO nelle politiche di sicurezza dell'UE.
A coloro che obiettano che tutto dipende da chi, nella lista, verrà eletto, rispondo che è sempre meglio pensarci prima: può facilmente capitare (e non solo nell'IdV) che si dia la preferenza a qualcuno che è contro il liberismo e si contribuisca invece ad eleggere, con il proprio voto, un parlamentare della stessa lista pronto a sostenere la direttiva sull'orario di lavoro quando il Consiglio, come annunciato, la ripresenterà.
Inoltre è bene sapere che a Strasburgo il lavoro del singolo deputato dipende quasi totalmente dal rapporto con il gruppo parlamentare di appartenenza. Le iniziative individuali hanno uno spazio quasi nullo.
E' più che legittimo compiacersi con chi lancia grandi proclami contro Berlusconi, per altro sempre utili nel deserto del nostro attuale Parlamento italiano, ma non è sufficiente; è necessario andare a vedere quali concrete scelte sociali costui pratichi.
E sulla base della mia esperienza di cinque anni al Parlamento europeo, credo proprio che una persona di sinistra, e che tale voglia restare, il 6/7 giugno non possa votare l'IdV.E qui la fine del post.

13 mar 2009

Di Pietro indagato per truffa

Il ministro Antonio Di Pietro è indagato per appropriazione indebita, falso in atto pubblico e soprattutto per truffa aggravata ai danni dello Stato finalizzata al conseguimento dell’erogazione di fondi pubblici. L’inchiesta della procura di Roma verte su presunte irregolarità commesse dall’ex pm nella gestione delle finanze nell’Italia dei Valori. Sotto osservazione le spese elettorali, le movimentazioni dei conti del suo partito, l’utilizzazione dei finanziamenti pubblici incassati e delle somme ricevute dai simpatizzanti: in tutto, oltre 20 milioni di euro. Nelle carte c’è anche la storiella di un assegno «non trasferibile» da 50mila euro destinato al partito ma ugualmente incassato da Di Pietro, oggi alleato di Veltroni. Nel mirino dell’autorità giudiziaria, dunque, finisce la presunta gestione «privatistica» e «familiare» del partito da parte del suo presidente, di cui hanno parlato pubblicamente parecchi ex compagni di viaggio (vedi Giulietto Chiesa, Elio Veltri e Beniamino Donnici) e su cui si dilunga, nel 2006, l’esposto-bomba presentato all’autorità giudiziaria romana dall’avvocato Mario Di Domenico, uno che dell’Italia dei Valori conosce ogni dettaglio essendo stato tra i soci fondatori ed avendo ricoperto l’incarico di segretario. È lui, l’uomo-ombra del Tonino nazionale, la gola profonda dell’inchiesta che preoccupa Di Pietro e i suoi alleati. Il diretto interessato, Antonio Di Pietro, ribatte ad alcune anticipazioni del settimanale Panorama: «Accolgo con un sorriso i tentativi di Panorama di sporcare la campagna elettorale con allusioni che non hanno alcun riscontro con la realtà. I fatti penali in questione sono già stati valutati, sia in sede civile con il rigetto di tutta la domanda del denunciante, sia in sede penale con la richiesta di archiviazione formulata dal pm già dall’anno scorso. Ora c’è solo l’udienza di opposizione all’archiviazione fissata dal Gip, a seguito del reclamo del denunciante». Il prossimo 27 febbraio, infatti, il gip Carla Santese deciderà che cosa fare del fascicolo 4620/07 che ha portato all’iscrizione sul registro degli indagati del ministro delle Infrastrutture. Tre gli esiti possibili nell’udienza in camera di consiglio fissata per quella data. Il primo: il gip accoglie la richiesta di archiviazione presentata il 10 gennaio 2007 dal pm Giancarlo Amato, motivata sull’obiettiva inesistenza di una legge specifica che regolamenti la vita dei partiti (tra le righe si fa comunque riferimento ad una eventuale «negativa ricaduta di immagine personale e politica - per Di Pietro, ndr - che la notorietà del fatto potrebbe determinare nell’opinione pubblica»). Il secondo: il gip opta per un supplemento di indagine invitando, così, il pm a svolgere nuovi e più approfonditi accertamenti alla luce anche delle ulteriori memorie presentate dalla parte offesa. Il terzo: il gip, alla luce del contraddittorio in udienza e delle risultanze investigative depositate, decide di rinviare a giudizio Antonio Di Pietro e in subordine la deputata-tesoriera dell’Idv, Silvana Mura, indagata anch’essa. Capitolo delicato quello del conto in banca nel quale sarebbero passati i circa due milioni di euro che sarebbero stati stornati dal bilancio dell’IdV per essere poi utilizzati in personali campagne elettorali senza il nulla osta previsto nello statuto del partito. Buona parte della documentazione esaminata dalla Gdf è dedicata al complicato intreccio politico finanziario dell’Italia dei Valori diviso tra «partito-movimento» e «associazione». In entrambi i casi presiede Di Pietro, la tesoriera è sempre la Mura, la poltrona di segretario dal 2006 è ricoperta da Susanna Mazzoleni, già signora Di Pietro. Chi fa da sé, all’Idv, fa per tre.

14 nov 2008

Annozero: Vendola interviene in diretta

Solito copione. Annozero è una buona trasmissione, lo ametto. Ieri sera, però, è andato in onda, almeno per quella parte, il solito copione: "I politici sono tutti mangiasoldi!"
Premessa personale: IO SONO CONVINTO CHE IL SISTEMA POLITICO ITALIANO COSTA TROPPO E MANGIA TROPPI SOLDI. E che molti dei fannulloni di cui parla Brunetta si possono trovare in parlamento (visto anche il tasso di assenze dal parlamento). Presenti in trasmissione, Di Pietro, Castelli, Travaglio e Gian Antonio Stella. Di quest'ultimo vorrei parlare solo per un attimo. Nello sfoderare i dati dei grossi stipendi dei politici italiani, viene fuori come paragone lo stipendio del Governatore della Puglia, che Stella quota a 226.000 €. In studio grandi mugugni e applausi per i nuovi difensori del popolo. Senonchè, colpo di scena. Chiama Vendola in diretta e sputtana tutti. Cioè, il Vendola proprio il giorno prima aveva tenuto una conferenza stampa in cui smentiva la notizia data da Gian Antonio Stella del super Stipendio del Governatore pugliese. Vendola spiega che aveva esibito la sua busta paga pubblicamente in cui risultava che guadagnava lordi 176.000 € circa (che attenzione non sono pochi), di cui spiega Vendola ne lascia 60.000 al suo partito tolte le tasse. Quindi dichiara lui "Vivo, bene lo ammetto, con 80.000 € annui". Ora la mia domanda è: Possibile che un giornalista affermato come Stella si limiti a COPIARE da un sito web il totale dello stipendio e pubblicarlo su libri e giornali senza essersene mai accertato? Ed è possibile che tutti ci spelliamo le mani per applaudire giornalisti la cui dichiarazione dei redditi supera (nel caso di stella e travaglio sicuro) quella di un politico medio italiano, ma soprattutto è VENTI VOLTE il guadagno annuo di un normale lavoratore/impiegato?

21 ott 2008

Il nuovo partito di Di Pietro e Marco Travaglio.

Nei sondaggi per ora l'italia dei Valori, creazione dell'ex pm, vola. 10% o giù di lì. Tutti voti fregati al Pd e alla Sinistra (anche se quest'ultima sembra avere un impercettibile trend positivo). Di Pietro ha capito come fare opposizione: Anti-Berlusconismo a manetta paga.
E mentre sull'italia piove merda (ne approfitto per passarvi una vignetta grandiosa vista sul blog di "M") credo che l'unica cosa che i "dirigenti del centro sinistra hanno capito" è quello che più o meno hanno capito in sicilia: "siccome non ce la faremo mai a tornare al governo meglio accoltellarsi per quante più poltrone e consensi possibili. Non c'è male: alla fine del banchetto anche le briciole sono buone!
Nel frattempo il buon Di Pietro (di cui torneremo a parlare per le sue "imprese immobiliari") pensa di sdoganare l'Italia dei Valori dalla sua immagine e persona, pensando ad un nuovo soggetto politico. Qualcuno la chiama già la Lista Civica d'Italia.

Chi fa la miglior opposizione al governo Berlusconi?

Sondaggio: Chi fa la migliore opposizione a Berlusconi? DI Pietro, Veltroni, La Sinistra o Casini. Nonostante l'incredibile e credo mai visto in Italia tentativo di oscuramento delle opposizioni sulle tv, allo stato attuale ogni lider (uso lo spagnolo) politico dell'opposizione si sta destreggiando alla meglio (o alla peggio) per cercare di recuperare consensi rispetto al governo.
Credo che le opposizioni di oggi siano le peggiori mai viste. La sinistra fuori dal parlamento è pure un pò litigiosa parla solo di come stare uniti anzichè fare proposte concrete e credibili per recupoerare un poò di credbilità. Casini mi pare troppo silenzioso. Sembra che stia pensando di traghettare l'udc in un'alleanza con il PD non si capisce quanto stretta. Sicura è una cosa. In sicilia l'mpa nata come ex costola dell'udc si è lanciata in una campagna di consenso extra-elettorale di non poco conto. L'oboettivo di Lombardo è diventare la nuova lega e ridurre al lumicino l'udc. Per questo Casini sembra abbia capito che per scrollarsi di dosso alcuni pezzi marci siciliani deve organizzare una piccola svolta. Di pietro galoppa in una prateria. Senza la sinistra a criticare in parlamento e visibile sui media, Di pietro sta salendo nei sondaggi vorticosamente. Di veltroni, che dire di Veltroni. Beh fate voi. Almeno Prodi quando andava in tv col suo faccione e la sua voce da bonaccione mi faceva tenerezza.

20 ott 2008

Di Pietro mi fa innervosire perchè dice la verità!

Finisce così quella che era stata spacciata sotto elezioni l'alleanza del futuro che avrebbe fatto fuori Berlusconi. Di Pietro èp schietto e duro come l'oste da tvaerna quando ti chiede il conto: "Noi siamo gli unici a fare un'opposizione intransigente" mentre Veltroni con tono pacato e sereno da Fazio, a che tempo che fa, difende la manifestazione del 25. "L'ex pm? Ha stracciato lui il patto". Intanto in trentino il Partito Democratico e l'UDC di Casini fanno prove di geometrie politche. Messa così però Di Pietro ha davanti una prateria di consenso elettorale.

12 ott 2008

"CONTRO BERLUSCONI LEGITTIMA DIFESA"

"Sia la dialogo? Ma vaffanc..." recita uno striscione alla manifestazione della sinistra radicale che pare da ieri, per boccca del suo segretario Paolo Ferrero, abbia chiuso il momento della ritirata. Pugni al cielo e bella ciao e 300.000 persone nonostante l'oscuramento da parte ditutti i canali televisivi maggiori.
C'è pure Tonino Di Pietro, poco distante in un'altra piazza tutto indaffarato a raccogliere le firme per il referedum contro il Lodo della schifezza. Già trecento mila firme.
Constatazione a freddo: l'opposizione c'è. Fuori dal parlamento con la falceEmartello di Ferrero e Diliberto e gli arcobaleni di Vendola e Fava e dentro populisticamente, selvaggiamente, a mò di taverna c'è Tonino che pesta l'italiano ma non si fa pestare i piedi. Bene oggi è una giornata meno schifosa di quella trascorsa.

11 ott 2008

Di Pietro e la sana politica da taverna



Ogni volta che lo vedo in tv. Ogni volta che sento una sua dichiarazione su qualche sparata precedente di Berlusconi. Ogni volta che Di Pietro apre bocca insomma io penso: "Troppo forte Di Pietro! Con lui passerei ore a parlare di politica ma solo in taverna". Mi fa sempre questo effetto. L'effetto di uno che si è scolato due litri di rosso della casa, che sbiascica, straparla, calpesta un pò l'italiano, ma poi in fondo, sotto l'effetto dell'alcol, dice sempre la verità!

7 mag 2008

Gianni Vattimo candidato con Di Pietro

Il filosofo Gianni Vattimo (Torino, 1936) è stato eletto al Parlamento Europeo nel 1999, nel gruppo del PSE; è stato membro delle Commissioni “Libertà e diritti dei cittadini” e “Cultura”. Filosofo, docente all’Università di Torino, è il teorico del “pensiero debole”; nelle sue opere, tradotte in tutto il mondo, concepisce la storia dell’emancipazione umana come una progressiva riduzione della violenza, dei dogmatismi, e delle ingiustizie sociali che ne derivano. E’ editorialista de La Stampa, L’Unità, Il Manifesto, L’Espresso, El País (Spagna), Clarin (Argentina).

Oggi sempre il filosofo Gianni Vattimo sceglie di canidarsi con il partito dell’On. Di Pietro, che in Europa aderira al gruppo dei liberlademocratici. Per dirla breve quelli che la settimana lavorativa di 60 ore, no al salario minimo, no al diritto di voto agli immigrati.

Qui di seguito riporto il programma personale con cui il filosofo Vattimo è stato eletto alle scorse europee. Giusto per farcene una idea.

La via dell’Europa
L’Europa è l’unica alternativa credibile alla divisione terroristica del mondo voluta dagli Stati Uniti. Un’alternativa fondata sull’alleanza con i principali paesi non allineati (come il Brasile di Lula). Dobbiamo dar vita a una politica mondiale non succube del “capitalismo compassionevole” americano, più rispettosa dei diritti del Terzo Mondo: l’Europa come agente di pace. Un’Europa sulla via del socialismo, ispirata ai valori dell’uguaglianza e della solidarietà. Oggi più che mai è questa la sola politica capace di costruire un futuro pacifico, che non sia totalitario, militarizzato e invivibile. Redistribuiamo le risorse all’interno come all’esterno, riducendo le pretese egoistiche (il protezionismo occidentale contro i paesi in via di sviluppo), e realizzando così la miglior difesa delle nostre condizioni, insieme economiche e culturali, di esistenza.




Con Prodi ma non in triciclo
Come disse una volta Keynes, “la repubblica dei miei sogni si colloca all’estrema sinistra della volta celeste”. Il mio progetto politico è coerente con quello che ho formulato nel 1999, quando sono stato eletto con i DS; ma quelle idee oggi i DS (vedi D’Alema) non le condividono più. Non sono mai stato un giovane comunista, sto diventando un anziano comunista: propongo un progetto di emancipazione che si fonda sulla libertà e l’uguaglianza, che definisco un “comunismo ideale”, quello che continua a valere dopo la fine (fortunatamente) del “comunismo reale”. Sto con Prodi, ma non in triciclo: per costruire una sinistra forte all’interno dell’Ulivo, e bilanciare la deriva moderata che rischia di affogarci nei programmi liberisti della destra.


L’Europa della tolleranza
L’Europa della tolleranza è l’Europa della “cultura”, che non pretende di imporre la “legge di natura” (vinca il più forte, muoiano tutti gli altri) come base della morale individuale e delle leggi civili. Niente stato etico, insomma, ma laica capacità di ascolto e riconoscimento delle differenze. Questa Europa non riconosce limiti alla propria libertà di legiferare se non nel rispetto della pari libertà di ciascuno, singoli e comunità. Questa Europa garantisce la piena legittimità delle coppie di fatto e delle unioni omosessuali; la libertà di ricorrere alla fecondazione assistita senza limiti oscurantisti; la libertà di decidere sulla propria vita e sulla dignità della morte anche attraverso l’eutanasia; la nostra Europa dice no alla “legge Fini” sulle droghe e sostiene una ricerca scientifica libera sia dai dogmatismi sia dalla “sacralità” della vita a tutti i costi, anche quella dell’embrione.


Un’economia a misura d’uomo
L’Europa deve fare dello stato sociale il motore del proprio sviluppo, contrastando la tendenza a imitare la società disegualitaria degli Stati Uniti. Il farsesco “liberismo degli oligopoli” che ispira molte attuali politiche economiche si oppone a un modello europeo tradizionalmente più vivibile, diverso dal capitalismo senza stato che vede nel mercato il regolatore di tutta la vita. Il neoliberismo rallenta la crescita, deprime la produzione e crea disoccupazione. La flessibilità del lavoro e la privatizzazione della previdenza non sono solo ingiuste, ma generano l’insicurezza che ostacola la crescita equilibrata; è invece necessaria una forte politica redistributiva delle istituzioni pubbliche comunitarie, a sostegno dell’occupazione e dei diritti sociali.


Società della conoscenza e della condivisione
Il programma dell’”Europa della conoscenza” deve essere ripensato in termini critici, per depurarlo dalla logica mercantile che lo trasforma in uno strumento al puro servizio della competitività economica. Occorre promuovere, anche in età adulta, una formazione non solo professionale, ma più ampiamente umanistica, vero fattore di coesione sociale. Bisogna preservare il carattere pubblico dell’istruzione, anche universitaria, e facilitare l’opportunità, per gli studenti europei, di utilizzare i programmi Erasmus e Socrates. L’Europa deve essere anche, a partire dai suoi ragazzi, una società della convivialità, attenta alla qualità della vita, rispettosa dell’ambiente e del benessere degli animali, con città ricche di servizi per le persone anziane, di spazi per il divertimento e le attività creative dei giovani, occupati e in cerca di lavoro.