L'Impolitica su un piatto d'argento.

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24 nov 2008

Casini studia da Prodi

Ripropongo un articolo tratto da l'espresso pubblicato il 20 novembre (fresco fresco insomma)(fonte) leggete bene e fra qualche anno o mese potrete dire "Io lo sapevo grazie a Peppe Genchi e L'Espresso".
Il repulisti di Pier Ferdinando Casini è stato benedetto dai notabili che compongono la cabina di regia dell'Udc: un organismo informale che da qualche tempo si riunisce ogni mercoledì mattina, composto da personaggi che certo nuovi non sono ma che tutti (o quasi) sono accomunati dal non aver partecipato alle precedenti vicende del partitino centrista. Oltre a Casini e al segretario Lorenzo Cesa, a Rocco Buttiglione, Francesco D'Onofrio e Michele Vietti, ci sono due transfughi di Forza Italia, il dc di lungo corso Angelo Sanza e l'eterno liberal, prima di sinistra, poi di destra, ora di centro, Ferdinando Adornato, l'attivissimo Bruno Tabacci, l'inquieto Savino Pezzotta e il sopravvissuto Ciriaco De Mita che coccola l'ex delfino di Arnaldo Forlani con i suoi ragionamenti.
Sono gli uomini che dirigono l'operazione Udc 2: cambiare pelle al partito centrista che per quattordici anni, da quando cioè Casini andò a bussare alle porte di Silvio Berlusconi dopo la fine della Dc, è stato una specie di corrente esterna di Forza Italia, soprattutto a livello locale: chi non trovava posto tra gli azzurri si rifugiava nello scudocrociato. È andata così fino alle ultime elezioni, quando il Cavaliere ha espulso Pier dalla coalizione di centrodestra dopo il suo rifiuto di entrare nel Pdl. In quel momento è finito l'Udc prima maniera ed è partita la seconda fase: la più spericolata. Quella che può terminare con un disastro o con un trionfo, con la scomparsa degli ultimi eredi della Balena bianca dalla scena politica o con Casini a Palazzo Chigi.

Lo scenario è stato evocato da un ex amico di Pier, il sottosegretario Carlo Giovanardi, uscito dall'Udc per accasarsi da Berlusconi: "Casini sarà il prossimo candidato del centrosinistra, appoggiato da Massimo D'Alema. Ricoprirà la funzione che ebbe Prodi nel 1996 e nel 2006: con ottime prospettive, quindi", ha previsto il deputato modenese in un'intervista al 'Quotidiano Nazionale'. E già: in quelle due elezioni il Professore di Bologna, alla guida di una coalizione di centrosinistra, sconfisse Berlusconi.
Antonio Tabacci
Musica per le orecchie dell'ex presidente della Camera: l'ennesimo segnale che dopo mesi di assalti berlusconiani al fortino centrista il clima sta cambiando. L'ultimo sgarbo, per esempio, è stato riassorbito come se nulla fosse. Una campagna acquisti ordita dai berlusconiani per sfilare qualche parlamentare all'Udc. Nella lista degli avvicinabili c'erano signori delle preferenze come il calabrese Mauro Tassone e il casertano Domenico Zinzi. Nessuno di loro, però, amava traslocare in compagnia. E così, alla fine, nel Pdl sbarcherà solo l'attuale portavoce dell'Udc, il deputato Francesco Pionati, l'ex mezzobusto del Tg1 metà uomo metà pastone. Un cambio di maglia che rischia di impensierire soprattutto il già fitto drappello di comunicatori del Pdl che si azzuffano per trenta secondi nei tg della sera, Cicchitto, Bocchino, Gasparri, Capezzone, Bonaiuti. Casini non ha fatto una piega. Anzi, la fuoriuscita di Pionati è la prova che si fa sul serio. Molto di più l'aveva impensierito lo strappo dell'Abruzzo. Qui, nella regione dove si vota tra pochi giorni per scegliere il successore di Ottaviano Del Turco, l'Udc aveva chiuso l'accordo con il Pdl. Da Roma, però, è arrivato il contrordine: Berlusconi in persona ha stracciato il patto già firmato dai vertici locali e ha espulso i centristi dalla coalizione. Non solo: ha fatto ponti d'oro ai centristi che abbandonavano l'Udc. Un gesto di arroganza che rischia di trasformarsi in un boomerang per il premier: i sondaggi più freschi danno il centrodestra in vantaggio di pochi punti sul centrosinistra. E l'Udc che corre da solo rimonta, ingrossando le sue liste di ex assessori e consiglieri regionali forzisti passati con Casini.

30 ott 2008

RIFORMA ELETTORALE. Bossi a D'Alema: "Tenete duro".

In questi giorni di fermento e di protesta, contro la riforma Gelmini, passa un pò sotto tono un'altra riforma dall'anima viscidamente antidemocratica: quella elettorale. I giochi per tessere alleanze del tutto trsversali sono aperti ed infatti proprio ieri arriva la dichiarazione di Bossi, indirizzata a Massimo D'Alema: "Tenete duro". A cosa si riferiva?
Due sono gli elementi della proposta di riforma elettorale che sono oggetto delle polemiche: lo sbarramento al 5% e l'annullamento delle preferenze proposte dal governo Berlusconi. L'asse con Bossi serve a D'Alema per disinnescare l'accordo, non scritto, fra Veltroni e Berlusconi sullo sbarramento alto e sulle liste bloccate. Perchè?
I sondaggi danno scarse possibilità all'Udc di superare il 5% e questo permetterebbe a Berlusconi di suggellare la sua vendetta su Casini e di farlo scomparire dal parlamento europero. Allo stesso modo Veltroni spera in un effetto voto utile a scapito della sinistra per sbarcare il 30% che gli eviti crisi di leadership nel Pd.
Bossi e D'Alema tessono un altro gioco. Per D'alema l'abbassamento al 3% significa tenere una porta aperta per Casini e per la sinistra. Porta aperta che significa un riposizionamento d'immagine e di leadership per D'Alema.
Berlusconi sembra preoccupato e per intanto la leggge rimane ferma dove sta. In attesa che i giochi d'alleanze sottobanco e trasversali abbiani il loro naturale arrivo: un pezzo di pagnotta per tutti.