2° parte- Il secondo giorno a Bucarest è come risvegliarsi a Palermo. Clacson e sole prepotente che filtra fra le tendine arancioni schoc. Ci si lava e ci si fionda a far colazione; e per noi quattro, io lo "zio" e le due rispettive girlfriends, che siamo grandi ed abili scopritori di novità, stavolta ci limitiamo alla panetteria-cafetteria accanto al Caru cu Bere (praticamente sotto casa). Si fa presto, c'è la città da scoprire, appena il tempo per ricordarsi che il caffè fuori dall'italia si paga molto e si schifa moltissimo. Pas de quoi.
Le scarpe da tennis hanno le suole calde e usciti dalla cafetteria a non più di trecento metri incontriamo una chiesetta ortodossa bellissima. Giochi di fasci di luce in un ambiente piccolo ma sacralmente accogliente. Sbrillucichii di ori che nelle nostre chiese di paese difficilmente siamo abituati a vedere.
Allo "zio" gli scatta la malattia che lo infetterà per tutteqquattro i giorni. Tic al dito indice convulsivo con macchina fotografica collegata. Tradotto 337 fotografie per ogni particolare. Ma abbiamo rispettato la sua nascente passione per lo zoom a 3.2 mega pixel e lo attendevamo bramosi di vedere le sue magie.