L'Impolitica su un piatto d'argento.

25 nov 2011

FIAT chiude Termini Imerese: "Tra Lacrime e rabbia"


La FIAT (federazione automobili torino) oggi 25 novembre 2011 chiude lo stabilimento di Termini Imerese. 
Chiude la porta in faccia al futuro di tante famiglie. Di giovani e meno giovani che in questi anni avevano creduto nell'azienda. Chiudono la porta in faccia al futuro dei figli dei lavoratori. Chiudono la porta in faccia ai mutui, alle rate della macchina, agli studi universitari. Sbattono prepotentemente la porta in faccia alla dignità dei lavoratori, infischiandosene dei miliardi (più di 7) di euro che in questi anni lo Stato, cioè NOI, abbiamo investito, pardon, regalato alla FIAT.
Per inciso:
Sono stati erogati finanziamenti per sette miliardi e seicento mila euro. Si tratta di “una cifra importante – spiega Bortolussi – che ha toccato la dimensione economica più rilevante negli anni ’80. In questo periodo di profonda ristrutturazione di tutto il settore automobilistico mondiale, la casa torinese ha ricevuto dallo Stato italiano oltre 5,1 mld di euro“. Bortolussi prosegue fornendo numeri più dettagliati: dal 1990 in poi, 1,279 miliardi di euro sono stati investiti per la costruzione degli impianti di Melfi e Pratola Serra. Altri 272,7 milioni sono stati utilizzati per ristrutturare gli impianti di Melfi e Foggia tra il 1997 e il 2003. Lo Stato ha inoltre “coperto” gli incentivi alla rottamazione con 465 milioni di euro. Trattasi sempre di fondi statali, pubblici. “In questa analisi – conclude Bortolussi – non abbiamo tenuto conto dell’importo sostenuto per l’erogazione degli ammortizzatori sociali. Tra il 1991 e il 2002 la spesa è stata pari a 1,15 mld di euro. Un’entità, che è bene ricordare, è stata sostenuta anche dalla Fiat e dai suoi dipendenti”. A questo vogliamo aggiungere come la Fiat si sia trovata nella situazione previlegiata – e monopolistica – di essere l’unico fornitore per settanta anni di automezzi all’amministrazione pubblica: dalle Forze Armate fino all’ultimo comune d’Italia. 
Studio effettuato da Giuseppe Bortolussi segretario degli artigiani e dei piccoli imprenditori della Cgia di Mestre