da wikipedia: Nella campagna elettorale 2006, Berlusconi aveva inserito l'abolizione dell'ICI sulla prima casa nel programma elettorale; successivamente, il Governo Prodi approvò un provvedimento volto ad abolire l'Ici prima casa con un costo di circa 2 miliardi di euro. In particolare, il governo Prodi ha stanziato nel 2008 circa 1 miliardo di euro, aumentando le detrazioni Ici fino a 303 euro esentando cosi' di fatto il 40% delle famiglie italiane e riducendo sensibilmente il carico per le altre. Successivamente il governo Berlusconi ha esteso il provvedimento Prodi[1], attuandola con l'emanazione del decreto legge 93/2008, entrato
in vigore il 29 maggio 2008, poi convertito in legge 126/2008 pubblicata sulla G.U. 174 del 26 luglio 2008, abolendola del tutto con l'esclusione delle abitazioni signorili, delle ville e dei castelli (Categorie catastali A/1, A/8 e A/9).
Ora se facciamo bene due conti sembra che, se anziché reintrodurre l'ICI per la prima casa per tutte le famiglie italiane, si introducesse la tassa sugli immobili a reddito della Chiesa si incasserebbe una somma pressoché equivalente.
Leggete bene quanto segue.
Se il Vaticano pagasse l'Ici sugli immobili messi a reddito, escluse quindi chiese, conventi e via dicendo, nelle casse esauste dei Comuni italiani entrerebbero come per miracolo ben due miliardi di euro in più ogni anno. Il che, in tempi di vacche magre e di manovre finanziarie a ripetizione, sarebbe una gran bella consolazione e magari servirebbe ad alleggerire un po' la pressione fiscale che grava sui contribuenti onesti.
Invece da Oltretevere arriva solo una gragnola di aspre critiche.
Fa un certo effetto leggere e sentire le aspre critiche che la Chiesa e i suoi organi di stampa rivolgono alla manovra finanziaria con toni savonaroliani per poi constatare che solo “chi è senza peccato” dovrebbe scagliare la prima pietra.
Perché se solo il Vaticano pagasse l'Ici sugli immobili messi a reddito (non destinati quindi a fini di culto) gli italiani si ritroverebbero ben più di 2 miliardi di euro in meno da pagare di tasse. Sai quanti aiuti alle famiglie, asili e servizi sociali vari ci si potrebbero pagare.
Non solo, lo Stato non correrebbe il rischio di vedersi appioppare un severo richiamo da Bruxelles. L'inchiesta, riaperta dal commissario Ue alla concorrenza Joaquin Almunia, potrebbe avere esiti clamorosi: se l'esenzione dell'Ici per gli immobili ecclesiastici e gli sconti Ires concessi agli enti di assistenza e beneficenza, in particolare per scuole ed ospedali, fossero riconosciuti come aiuti di Stato illegittimi, la Chiesa dovrebbe restituire allo Stato italiano otto miliardi di euro, due miliardi per ciascun anno del contenzioso.
Fermo restando che i rapporti tra lo Stato Italiano e la Chiesa sono regolati dal Concordato alla stregua di un accordo bilaterale con uno stato estero, la Repubblica riconosce alla Chiesa l'esenzione dell'Ici per gli immobili, sconti Ires per le attività, particolari trattamenti per dipendenti del Vaticano che non sono soggetti all'imposizione Irpef.
Secondo i dati più recenti che abbiamo rintracciato e che risalgono al 2006, le agevolazioni fiscali concesse al clero comportano per i Comuni italiani una perdita di gettito intorno ai 2,2 miliardi di euro mentre per la sola città di Roma ammontavano, nel solo 2006, a 26 milioni di euro sul fronte della sola Ici.
Ma anche oltre i confini dell'urbe, nella “rossa” Bologna ad esempio, i religiosi non si fanno mancare niente. Per non parlare della concorrenza sleale che un operatore turistico deve fronteggiare se ha un'attività (albergo, ristorante, negozio) e accanto ha un “rivale” che paga meno tasse e quindi può offrire i suoi servizi a un prezzo più basso senza ridurre il guadagno.
La questione dell'Ici è annosa: infatti se, originariamente l'esenzione era limitata ai fabbricati destinati in via esclusiva all'esercizio del culto - pertinenze (ad esempio le canoniche) comprese - è prevista da qualche anno anche l'esenzione dell'Ici per gli immobili adibiti a scopi commerciali, purché sia presente una seppur minima struttura destinata ad attività religiose come ad esempio una cappella o eventualmente anche un altarino.
Un giochetto da ragazzi che fa risparmiare un bel po' di quattrini. Ma , in tempi di vacche magre, quando tutti sono chiamati a fare sacrifici e a tirare la cinghia certi richiami sopra le righe stonano. Verrebbe da esclamare in replica: ma da che pulpito viene la predica? Ovvero non sarebbe ora di smetterla di predicare bene e razzolare male?
