L'Impolitica su un piatto d'argento.

2 nov 2008

Due in una carne. Fra sesso e religione

In una comune prospettiva di ricerca, Pelaja e Scaraffia hanno scritto Due in una carne, Chiesa e sessualità nella storia che Laterza ha mandato recentemente in libreria e che dimostra come il tentativo di valorizzare spiritualmente la sessualità operato dal Cristianesimo, abbia costituito un approccio completamente nuovo e quasi "rivoluzionario" rispetto al tempo precedente. Una fase che dette il via a un lungo periodo in cui l'esercizio sessuale venne sì immesso in un complesso sistema di regole, ma alternando repressione e tolleranza.
Margherita Pelaja "svela" quali luoghi comuni su sesso.cristianesimo, abbatta questo libro: "Di uno prima di tutto: che il cristianesimo prima e il cattolicesimo poi siano stati marcati da una sessuofobia perenne e univoca, che condannava il piacere come colpa, il sesso, ogni pratica sessuale, come peccato. Che per la Chiesa la carne e i suoi istinti fossero soltanto impuri, capaci di asservire lo spirito e allontanarlo dalla salvezza, e che dunque andassero sempre e coerentemente repressi. Non è così. Sul piano teologico, va richiamato il modo nuovo con cui il cristianesimo concepisce il rapporto sessuale: l'amplesso fra un uomo e una donna è metafora del rapporto fra l'anima e Dio, fra la Chiesa e Cristo, e dunque è carico di un profondo significato spirituale. Certo, non sempre l'unità fra anima e corpo che caratterizza la visione cristiana viene rispettata, e la storia della Chiesa è piena di figure che hanno predicato lo spirito contro la carne; ma almeno fino al sedicesimo secolo il cristianesimo usa con ricchezza e disinvoltura simboli sessuali arditi, metafore inaspettate. E anche nell'età moderna molti teologi e canonisti hanno studiato a fondo la sessualità coniugale, prodigandosi in consigli dettagliati su come tutti, uomini e donne, potessero e dovessero raggiungere il piacere. Un altro luogo comune considera ovvio che all'assoluta condanna cattolica degli atti sessuali 'perversi' - cioè non procreativi: la masturbazione, la sodomia, l'amplesso con prostitute - seguisse coerentemente un'altrettanto implacabile punizione. Di nuovo, non è così. Al rigore degli enunciati si è accompagnata spesso una politica di ampia tolleranza: perché lo scopo della condanna non è tanto quello di estirpare comportamenti e pulsioni che si sanno invincibili, quanto quello di instillare nelle coscienze quel senso del peccato e della colpa che garantisce la perpetua soggezione delle anime".